lunedì 31 dicembre 2007

festivi

come ho cercato di far capire

la mentalità qua è veramente mediterranea

cioè se una cosa puoi farla domani

perché mai farla oggi

utilizzando questa logica

è molto facile seguire il loro ragionamento per le festività

non si lavora durante tutte le ricorrenze

cristiane

ma anche quelle mussulmane

e naturalmente anche quelle ebraiche

insomma venerdì sabato e domenica

che sono i tre giorni santi per le religioni monoteiste

uno può tranquillamente fare a meno di presentarsi in ufficio

e bisogna aggiungerci tutte le ricorrenze

il natale la pasqua ebraica il pellegrinaggio a la mecca

l’immacolata il ramadan il sukkot

in più qui sono in guerra

e quindi i giorni di commemorazione

di battaglie vittorie vere o presunte

liberazioni proclamazioni d’indipendenza

sono momenti importanti per l’identità nazionale

quindi sono ricorrenti e non si lavora

però ci sono due nazioni

per quantificare i tempi di vacanza

quindi prendete il nostro calendario

contate i giorni festivi

e semplicemente moltiplicateli per due e mezzo

naturalmente io sono internazionale

quindi il primo giorno mi hanno dato le chiavi dell’ufficio

e mi han detto che potevo sentirmi libero di lavorare

anche durante le loro festività

tanto non fanno parte della mia cultura

venerdì 28 dicembre 2007

wed elnar

ieri sera abbiamo chiamato un taxi

e in sei ci siamo regalati una cena fuori

per andare da beit sahour a ramallah

bisogna passare da gerusalemme

ma é ovvio che un palestinese questo non lo può fare

quindi si fa un bel giro

passando da quella che si chiama wad elnar

valle del fuoco

da qui inizia il deserto

il tempo di ascoltare un intero cd

salendo e scendendo tra una marea di curve e tornanti

ci sono due check point

uno all’inizio della strada è l’altro alla fine

tornando a casa

veniamo fermati al secondo

da soldati isreliani

avranno qualche anno meno di me

armati di tutto punto

e infreddoliti dalla notte che avanza nel deserto

domande di rito

controllo documenti

si rendono conto che non siamo altro

che un’allegra combriccola di giovani beoni

però in macchina siamo due internazionali

e gli altri sono tutti palestinesi

aprono le porte

e con le torce montate sulle canne degli M-16

iniziano a frugare in macchina

parlano in ebraico e chiedono

se abbiamo “cinture esplosive”

è chiaro che stanno scherzando

che non hanno nessuna intenzione di farci problemi

anzi se ci stanno trattenendo e per fare due battute

il mio coinquilino

coglie al volo la possibilità

e si lancia in un’invettiva

contro israele palestina armi

abu mazen e sharon

finisce affermando che

nessuno è niente di più che un essere umano

e tutti vogliamo affermare noi stessi nella pace

tutto questo lo condivido pienamente

noi ne parliamo al bar

nelle facoltà

a casa

invece in questa terra se ne parla

in pieno deserto

con diversi fucili che frugano nel bagagliaio

giovedì 27 dicembre 2007

Abu Chneim

Beit Sahour è su una collina ad est di Betlemme, il terreno é brullo, le case son fatte di pietre e hanno i tetti piatti, sui quali ogni casa ha almeno un paio di grosse cisterne per l’acqua. Se si guarda verso nord si nota la valle spoglia di costruzioni e con un una strada tutta recintata e asfaltata perfettamente, cosa quasi incredibile rispetto alla normalità palestinese. Alzando gli occhi dalla valle alla collina si notano una mezza dozzina di enormi gru gialle e una serie di case che non sono per nulla simili a quelle in cui vivo. Per chi ha l’occhio un po’ allenato si capisce subito che si tratta di un settlement, una colonia israeliana, si chiama Abu Chneim. I coloni sono arrivati una decina di anni fa e hanno preso questa zona, che porta ancora un nome arabo, iniziando a costruire su quelle che erano le terre dei cittadini di Beit Sahour. Erano i posti dove chi ha la mia età ha passato l’infanzia correndo su e giù, per essere chiaro come se a me torinese vietassero l’accesso al lungo Po, il parco del Valentino e delle Vallere, perché ci sono venuti a vivere i milanesi.

Riuscire a visitare la colonia è tutto tranne che una cosa semplice, si trova a nemmeno venti minuti a piedi da casa mia, ma per entrare bisogna far il giro da Gerusalemme, quindi almeno un’ora e non è detto che una volta davanti al check point della colonia mi lascino entrare.

Da questa collina si irradia odio profondo nei confronti dei coloni occupanti, chissà cosa pensano dall’altra parte? Sicuramente che qua è un covo di terroristi islamici e per cui in mezzo ci metteranno un bel muro.

mercoledì 26 dicembre 2007

hebron

natale a hebron

so che non fa presa come natale in kenya

ma non è mica male

è la terza città per popolazione in Palestina

ed è in piena west bank

quindi teoricamente sotto controllo palestinese

ma nel 1967 dopo la guerra dei sei giorni

gli israeliani prendono una parte della città

e non riuscendo a cacciare i palestinesi che vivono nella città vecchia

hanno l’ottima idea di costruire dei nuovi piani sulle case abitate

passando per gli stretti vicoli del centro

si nota una rete metallica sulla propria testa

piena di immondizia e di pietre

gli ebrei che vivono al primo o al secondo piano

non han voglia di buttare la spazzatura

quindi la tirano semplicemente addosso ai palestinesi che vivono di sotto

questo è solo uno dei tanti fenomeni creati dai coloni

basti pensare che per entrare dentro la moschea dove c’è la tomba di Abramo

devo sottopormi tre volte a accurata perquisizione

e naturalmente al mio più grande amico di questi giorni

il metal detector

-ce ne sono ovunque

persino all’ingresso del supermercato-

mostro il mio bel passaporto italiano

rispondo alle domande di routine

hai armi con te?

e munizioni?

di che religione sei?

non hai mica un coltello?

sei sicuro di non essere mussulmano?

e solo dopo aver perso questi venti minuti posso vedere queste benedette tombe

e poi sono solo due

se vuoi vedere le altre bisogna rifare tutta la trafila

e andare dall’altra parte dell’edificio

che occupata dagli ebrei è diventata una sinagoga

quindi di nuovo il metal detector

ormai mi so svuotare le tasche

aprire lo zaino

togliere la cintura e la giacca

in meno di dieci secondi

sabato 22 dicembre 2007

hamburger locale

non si fa altro che parlare del villaggio globale

di quanto la rivoluzione mediatica ci abbia trasformato

e non si può dire altrimenti

ma preservare la propria identità culturale

fa parte delle prerogative di ognuno di noi

ci sono cose che devono restare differenti

per esempio non esiste un hamburger globale

ce ne sono diversi

in italia la pizza

qui in palestina il felafel

che è non è altro che una specie di pastella di ceci e spezie

fatta a polpettine e fritta

con meno di un euro

riempiono un pane arabo

di humus

insalata di pomodori e cetrioli

un paio di polpette di felafel

e un paio di salsine

solitamente una a base di yogurt

e una piccante

chiedetelo al vostro kebabbaro di fiducia

venerdì 21 dicembre 2007

trasporti

Per andare a Gerusalemme da Beit Sahour saranno al massimo un cinque km, ma per arrivarci ci vuole almeno un’ora.

Prendi un taxi fino al checkpoint. Qui i taxi sono i mezzi di locomozione più diffusi: ci sono quelli collettivi chiamati service che per meno di 50 centesimi ti portano un po’ dovunque, hanno una specie di percorso prestabilito e quando vuoi scendere fai un urlo, le ruote stridono un po’ e tu hai una decina di secondi per scaraventarti giù dal furgoncino o macchina che sia. Molti di questi service sono delle vecchie mercedes, quelle che sembravano dei carri armati, ma hanno tutte una terza fila di sedili, quindi sono molto più lunghe del normale e sembrano delle limousine solo che sono gialle fosforescente con delle bande nere sui lati e sono tutte incredibilmente cadenti. L’altra possibilità sono i taxi privati che con due o tre euro ti portano ovunque. Qui a Beit Sahour tutti gli internazionali utilizzano lo stesso taxi, il tassista si chiama Iamin gli fai una telefonata e lui si materializza in dieci minuti e ti carica sul suo mercedes giallo, nuovo con tanto di inserti in radica, e si corre via.

Arrivi al checkpoint. Le macchine palestinesi non lo possono attraversare. A piedi ti infili in questa serie di container vuoti con un sacco di telecamere e una marea di soldati israeliani armati di M16.
Per chi di voi ha la fortuna di non sapere cos’è un M 16 dico solo che è il fucile d’assalto in dotazione dell’esercito USA, parlando con chi è molto più esperto di me ho scoperto che è come un AK-47 (Kalashnikov) con caricatori più capienti. Tiri fuori il passaporto e inizia a prenderti un senso di umiliazione, tutti in fila con i nostri documenti in mano, sperando che non ci siano problemi. Quando arrivi al gabbiotto appoggi il tuo passaporto sul vetro spesso almeno due centimetri. Noi siamo internazionali ed il peggio è gia passato, ma per i locali iniziano qui le vere difficoltà. Se vivi nella West Bank hai documenti palestinesi e puoi entrare in territorio israeliano solo se sei in possesso di un particolare permesso che deve essere richiesto anticipatamente ad un apposito ufficio.
Questi controlli possono prenderti da un minimo di 15 minuti ad anche diverse ore. Senza contare che il checkpoint può essere chiuso, nel qual caso nessuno è autorizzato ad attraversare il confine.

Una volta in territorio israeliano le cose cambiano.
I taxi sono di colpo diventati carissimi quindi bisogna cercare un bus, quelli israeliani sono poco consigliabili non si sa mai che qualcuno abbia deciso di farsi saltare in aria proprio sul tuo pullman. Quindi prendi un minivan arabo che imbocca una specie di circonvallazione e in una ventina di minuti arrivi alla città vecchia.

Per dare un’idea di sono i checkpoints e il muro date un occhio al filmato.

http://www.youtube.com/watch?v=HMyjywN-8Ac

giovedì 20 dicembre 2007

moneta

La moneta locale si chiama shekel (ILS), grossomodo un euro corrisponde a 5 ILS, tanta gente qui però ragiona in dollari (USD). Molti dei bancomat hanno come prima domanda in quale valuta si desidera ritirare se in ILS o in USD.

Il mio padrone di casa preferisce che l’affitto venga pagato con il famoso biglietto verde. C’è però una parte della popolazione che inizia a chiedere e a rendere possibili pagamenti in euro, per la maggiore stabilità della valuta europea e per il continuo valore che accumula.

Se si scava un po’ si scopre che anche gli affitti dei locali vengono sovente pagati in moneta straniera: il Dinaro Giordano.

La compravendita di case nella West Bank è fatta in valuta straniera come quella dei terreni e anche, strano a dirsi, i conti dei matrimoni.

martedì 18 dicembre 2007

dipendenza

mi è stato fatto notare

che il fatto di definirsi un drogato non è…

non so nemmeno la parola

immagino che non sia accettabile

mi faccia entrare in una categoria di persone non raccomandabili

esistono diverse categorie di droghe

e quelle stupefacenti non sono che una piccola parte di queste

ci sono le droghe sociali

ci sono le medicine

c’è il potere

c’è la religione

c’è il sesso

c’è la politica

c’è la televisione

c’è internet

e talmente tante altre che il solo pensare di elencarle

è una possibilità da scartare

io sono un drogato

mi drogo

e non con la siringa

o con la colla

ma con le mille cose di cui non so fare a meno

con la mia valigia da 26kg che mi son portato dietro

con i dieci libri che ho messo nello zaino

e con gli altri dieci che ho chiesto di spedirmi via posta

con le mie manie

e tutte le mie psicosi

quanto sarebbe importante

se ognuno riuscisse a capire

che viviamo in un economia drogata

in una società drogata

lunedì 17 dicembre 2007

easy

la prima cosa che mi colpisce sono i colori

il sole è così sole che tutto schiarisce

è tutto una collina

si sale si scende si gira

sembra un po’ il paese in calabria da dove viene mia mamma

e dove ho passato tante delle mie lunghe vacanze estive

strade rotte

macchine impossibili

cariche fine all’inverosimile

di gente e di cose

poi una lingua non parlata

ma urlata dal balcone alla strada

dalla macchina al negozio

e con un ritmo incessante

bastano poche ore

il primo caffè turco

utilizzo le uniche due parole che conosco in arabo

e già sono a casa