dopo che scrissi un post sui tiph
il numero di contatti sul blog
aumentò sensibilmente
in un commento mi viene detto
che avrei fatto bene ad informarmi ulteriormente
sul loro lavoro
ci ho provato
e seguendo tutte le procedure
ho chiamato l’ufficio
che mi ha dato un secondo numero
per reperire il portavoce dell’organizzazione
il quale a sua volta mi disse
mi avrebbe fatto contattare un terzo
ci sono 12 italiani attivi nel progetto
quindi uno di questi mi avrebbe chiamato
e avrei avuto modo di capire
come lavorano i tiph
nessuno mi ha mai contattato
ho richiamato due volte il portavoce
e gli ho scritto una mail
la risposta è sempre stata
ti risponderà qualcuno immediatamente
sono passati due mesi
dalla prima volta che sentii questa frase
insomma sono stato ad hebron
diverse volte da allora
e ieri mi è capitato di incontrare
tre dei tiph proprio davanti alla moschea dei patriarchi
quindi mi sono avvicinato
e dopo un paio di battute
uno di loro si è fatto riconoscere
come maresciallo dei carabinieri
dopo le presentazioni
ci ha spiegato quali sono i compiti
della presenza internazionale a hebron
come è composta una squadra
e un paio di informazioni generali
sulla situazione della città
il tutto in maniera informale
ma precisa
prima di separarci
gli ho detto che avevo il desiderio
di fare un giro per il quartiere ebraico
e lui ce l’ha sconsigliato vivamente
dicendo che rischiamo persino l’arresto
e che lui in quasi un anno di presenza
non si è mai avventurato all’interno della colonia
teoricamente questo era un saggio consiglio
ma io ho sempre amato
aver la possibilità di essere arrestato
e quindi con i miei tre compagni
ho preso la strada dritta per il quartiere ebraico
attorno a noi la desolazione
negozi sprangati
che appartenevano agli arabi
che furono scacciati dai coloni ebrei
circa ogni duecento metri
un soldato con fucile
e sulla strada principale
un paio di ragazzi con pantaloncini maglietta e m-16
che fanno jogging
dopo 20 minuti decidiamo di tornare nella zona araba
attraversiamo un checkpoint
e subito fuori vedo una specie di bomba a mano
sembra un lacrimogeno
lo prendo in mano
è pesante
rientro nel checkpoint
e chiedo che cos’è
il soldato dice una bomba sonora
che aveva lanciato
un paio d’ore prima
verso la zona araba
“perché quei terroristi facevano troppo casino”
vado via con il mio souvenir di hebron
e penso a quanto ha ragione
il maresciallo alberto che ho incontrato poco prima
quando dice che questa città sembra tranquilla
ma che bastano 15 minuti a trasformarla
in teatro di una guerra