lunedì 30 giugno 2008

ricorda di santificare le feste

nella culla delle religioni

invece di perdermi davanti a preghiere

o riti mististici

ho dedicato la domenica

a bustan qaraqaa

la casa è pronta

ma le cose da fare non mancano mai

ieri abbiamo tracciato e iniziato a riempire

dei piccoli vialetti che collegano

le varie grotte attorno alla casa

io mi sono messo

con piccone pala e secchio

dopo aver frantumato degli agglomerati di gesso

li raccolgo e li spargo

lungo il vialetto

mentre sono lì

sotto il sole del pomeriggio

tutto sudato

si avvicina un anziano della zona

che dopo essersi presentato

mi dice che non uso bene il piccone

io mi guardo le mani

coperte di vesciche

e annuisco

il signore chiama un ragazzo

che è dietro di lui

scoprirò che è il nipote

e gli dice di farmi vedere

come si adopera un piccone

in un’altra situazione

avrei potuto rimanerci male

ma lo scopo della fattoria è proprio questo

coinvolgere i locali

far vedere come si possa vivere

in sintonia con gli ecosistemi locali

durante il pomeriggio

si vede passare un gran numero di curiosi

che ci controllano

e increduli chiedono a che serve

quella serpentina di tubi

che dallo scarico della doccia

si infila direttamente nel terreno

domandano perché non c’è un frigo

e perché continuiamo a parlare di una lavatrice a pedali

magari facciamo la figura

degli hippies

ma forse qualcuno dei nostri concetti

per il risparmio delle fonti di energia

verrà accolto e riutilizzato

sabato 28 giugno 2008

gay parade jerusalem

l’unica cosa su cui

arabi e ebrei

sono sempre d’accordo

è l’omosessualità

ebrei mussulmani e cristiani

la condannano come contro natura

da cinque anni

gerusalemme ha la sua gay parade

niente a che vedere

con le super feste delle grandi metropoli europee

qui è una celebrazione semplice

ci si ritrova in un giardino

completamente circondato da poliziotti e transenne

una piccola marcia

per finire in un altro parco

con comizio e spettacolo musicale

la sicurezza a livelli altissimi

non si può accedere al parco

se si arriva in ritardo rispetto alla parata

c’è un piccolo gruppo di ebrei ortodossi

con cartelli con su scritto

vergogna

holyland not homoland

ci saranno almeno 5 poliziotti

per ogni ortodosso

che manifesta contro il gay pride

due anni fa un ebreo osservante

ha pugnalato due partecipanti alla parata

arrivati al parco dove ci sarà il comizio

ci si accorge

che tutta la recinzione del parco

e stata coperta con teli bianchi

in modo che chi passa da fuori

non veda lo spettacolo all’interno

gerusalemme città della pace

gerusalemme primo crogiuolo di razze

gerusalemme città santa

gerusalemme che si vergogna di sé stessa

gerusalemme intransigente

gerusalemme schiava delle religioni

martedì 24 giugno 2008

dal balcone

prima serata

inizia ad esserci una temperatura gradevole

la gente esce di casa

si siede davanti alla porta

qualcuno si fa la passeggiata

un paio di ragazzi passano in bici

ma rallentano e indugiano un po’ troppo

passando davanti alla porta

dove siedono un paio di ragazzine adolescenti

basta poco meno di un attimo

dalla finestra al piano di sopra

si sente il padre delle ragazze urlare

scende per strada

adesso non so bene cosa si sono detti

l’unica frase che ho capito è

cosa stai guardando

il padre si avvicina in maniera minacciosa

il ragazzo non scappa

ma dopo che gli volano addosso

un paio di schiaffoni

lascia la bici e inizia a correre via

intanto la strada si è riempita

tutti sono usciti di casa

e urlano

c’è pure un tizio che arriva

con una specie di manganello

continuano a imprecare contro il ragazzo che corre via

il traffico bloccato

un intero quartiere

che urla contro lo scostumato

e dice alla ragazza

che non potrà più sedere davanti alla porta

insomma lo so che detta così non sembra divertente

ma sul momento io me la sono fatta addosso dalle risate

il mio coinquilino mi dice che ci sono buone possibilità

che il ragazzo chiederà alla sua famiglia

di andare a parlare con il padre della ragazze

non so se mi spiego

ma è il primo passo per il matrimonio

cioè passi un minuto con una ragazza

il padre di lei te le vuole dare

e lo stadio successivo è chiedere di vedere la ragazza in pubblico

lo so che sono meridionale

ma se ci penso

mi sembra un sacco romantico

si sono visti un minuto

e su questo è possibile costruire una relazione

domenica 22 giugno 2008

polizia palestinese

ramallah di notte ti può solo stupire

ieri notte ci siamo imbucati alla festa della taybeh

l’unica birra prodotta in palestina

la fanno con materie prime

importate appositamente dalla germania

seguendo un metodo tradizionale

che rende la birra gradevole

con un gusto pieno

e la giusta quantità di gas

inutile dire che ne sono un fan

con il mio coinquilino

è capitato un paio di volte

di acquistare qualche fusto

per le feste sul tetto

quindi ci hanno fanno sapere della festa

e un po’ per la macchina fotografica

e un po’ perché il ragazzo del marketing

ci ha preso in simpatia

siamo riusciti ad entrare

e ad avere una lista per qualche amico

allora il fatto che in un paese mussulmano

ci sia gente che faccia la birra

è immaginabile

ma che la festa sia una cosa così esagerata

proprio non me lo aspettavo

il locale consiste in tanti dehors

che si allargano in una pineta

con dj

maxischermi per vedere la partita

c’è persino un falò

e poi al fondo due piscine

facile prevedere che a fine serata

ci siano decine di persone a mollo

chi vestito e chi in boxer

insomma una gran festa

roba da film americani

noi ci fermiamo a chiacchierare con il proprietario

e andiamo via per ultimi

appena saliti sul taxi

si affianca una macchina della polizia

ci chiedono i documenti

non c’è nulla di strano

se non fosse che il modo di trattarci

é molto simile al trattamento

che l’esercito israeliano

riserva ai palestinesi ai checkpoints

il problema è che la polizia è palestinese

io sono allibito

inizio a parlare con l’ufficiale

chiedendo spiegazioni su questo modo di fare

il mio coinquilino mi calma

e mi dice

in palestina siamo abituati

a un solo tipo di autorità militare

quella israeliana

non c’è da stupirsi

che le nostre forze di sicurezza

prendano esempio da quelle che ci occupano

sabato 21 giugno 2008

orfanotrofi

cosa succede ad hebron è sempre un mistero

l’unica cosa chiara

è che qui il potere dello stato è nullo

le famiglie

o meglio i clan

hanno il controllo di tutto

e utilizzano il vuoto di potere statale

per il proprio tornaconto

in questa situazione

le grandi famiglie

riescono a creare e mantenere

un sistema di welfare per la città

attraverso una serie di associazioni caritatevoli

tra cui la islamic charitable society

che con il suo budget annuale di 6 milioni di dollari

possiede e gestisce

spazi commerciali e diverse attività di vendita al dettaglio

queste attività commerciali

con le donazioni

servono a sostenere diverse

scuole e orfanotrofi

l’esercito israeliano accortosi dell’importanza

di questo servizio per la comunità

ha deciso di colpire

indicando l’associazione come

affiliata di hamas

l’esercito israeliano

ha smantellato diversi negozi

portandosi via il trasportabile

e incendiando quel che era troppo pesante

morale della favola

si sono portati via anche

vestiti e libri

di quei bambini che vivono

nei vari orfanotrofi

cosa si può capire

i bambini finiranno in mezzo a una strada

solo perché vivevano in un orfanotrofio mussulmano

e lo stato non potrà sopperire

a questo peso di cui si faceva carico

la comunità locale

pensiamo un po’

se lo facessero in italia

con un orfanotrofio cattolico

ma poi come dico a un israeliano

che il suo stato sta creando una situazione

che assomiglia sempre più a quella sud-africana

mi viene risposto che sono un’antisemita

non so mi sembra di capire

che ci sono delle religioni

come l’islam

verso le quali si può mostrare il proprio sdegno

e altre come il giudaismo

verso le quali non si può esprimere dubbio

senza essere marchiato

come un razzista

party in jerusalem

kosher è un modo di cucinare

e di dividere i cibi

insomma è il modo dire

che quello che si mangia

è conforma alla legge ebraica

ci sono diverse regole

tra cui la separazione completa

di carne e latte

in una casa kosher

ci sono due servizi di piatti

che vanno tenuti rigorosamente separati

giovedì sera

sono andato a casa di un amico ebreo

per una festa

il coinquilino si fidanzava ufficialmente

la ragazza in questione è osservante

e quindi mangia kosher

questo vuol dire che per preparare

gli stuzzichini per la serata

si è portata tutto dalla casa della madre

ma tutto tutto anche il coltello

nonostante questi presupposti

la serata è andata benissimo

solo ebrei e pochi con le kepia

abbiamo visto la partita

germania portogallo

mi ha impressionato

sentir urlare nazi

ogni volta che la germania segnava

ma ben presto l’alcol si è dimostrato

un ottimo coagulante sociale

e ci siamo rilassati

forse fin troppo

e a un certo punto

c’era un soldato

con tanto di mitra sul balcone

nessuno ci ha fatto caso

ma io non sono stato più tranquillo

provate a immaginare la combinazione

40 ventenni pieni d’alcol

chiusi in una casa

con un fucile d’assalto americano

non so ma sono sicuro

di poter marchiare l’esperienza come

made in israel

come segno distintivo

della presenza delle armi in questo paese

e non so se me la sento dire

che sia una caratteristica necessaria

per quello stato che si definisce

l’unica democrazia in medio oriente

mercoledì 18 giugno 2008

una notte in bianco

ho ricevuto ieri sera

poco prima dell’inizio della partita

un articolo di risposta

a un articolo che scrissi per un giornale locale

poco più di un mese fa

mi risponde il membro di un’associazione filo-israeliana

il quale mi dice che ho

una fantasia distorta

e che quel che dico è falso

l’editore pubblicherà l’articolo

e come commento

dice che crede nella mia buona fede

che sono giovane

non c’è nessun riferimento

al fatto che studio questa situazione

e che il punto di vista dell’egregio dottore che i risponde

è solo un punto di vista ideologico

il giornale dice di condividere molte delle affermazioni

che ci sono nella risposta al mio articolo

sono amareggiato

vivo qui

e ci sono realtà indiscutibili

che vivo sulla mia pelle

giorno dopo giorno

e qualcuno dall’italia

basta che dica che non è d’accordo

con un piccolissimo riferimento all’antisemitismo

e il giornale da più spazio alla sua risposta che al mio articolo

e mi etichetta come un ingenuo

tutti mi dicono guarda è normale

anzi è un bene che inizino a insultarti

vuol dire stai facendo il tuo lavoro

io amo quel che faccio

ma non sono mai stato così male come stanotte

martedì 17 giugno 2008

il mio commercio

solitamente vengo scambiato per arabo

anzi qui in palestina

mi dicono che sembro proprio un palestinese

basta però che risponda al loro saluto

perché l’accento riveli

che io e l’arabo non andiamo molto d’accordo

le uniche persone che mi guardano come uno straniero

sono i bambini

non capiscono come facciano

sarà il mio cappello troppo vistoso

o le mie sigarette rollate sul momento

ma i bambini non si ingannano

tutti sanno un paio di parole in inglese

e non importa che tu gli risponda

la cosa che conta è che possano dirle

il paese è chiuso

è molto difficile per un palestinese prendere un aereo

bisogna che chiedano un permesso

al governo israeliano per attraversare il confine

inoltre i visti sono un problema

insomma pochi sono i fortunati che riescono

ad andare a fare un viaggio all’estero

se in più consideriamo

che anche gli internazionali

hanno molti problemi ad entrare nel paese

perché in israele la prima volta entri

e ti danno senza nessun problema un visto per tre mesi

ma non puoi dire che vieni in palestina

cioè la cosa incredibile è

che tu vieni per stare in palestina

ma gli israeliani

ti appongono un loro visto sul passaporto

e tu devi rispettare le scadenze del visto israeliano

questo crea difficoltà

a tutti i volontari che operano qui

limitando il periodo di lavoro

e le possibilità di movimento

per questo è così importante il ruolo di chi come me

ha la fortuna di stare qui per un lungo periodo

con un amico ci piace ripeterci

che noi facciamo import-export d’idee

tra la cisgiordania

e le nostre terre d’origine

lunedì 16 giugno 2008

bustan qaraqaa

in questi anni il dibattito sull’ecologia

è vivo più che mai

ma la cosa non tocca assolutamente

gli abitanti di questa striscia di terra accanto al deserto

fino a 60 anni fa

i palestinesi erano un popolo di pastori e agricoltori

ma scacciati dalle proprie terre

hanno iniziato a vivere nei campi profughi

dove le condizioni igieniche

non sono nemmeno commentabili

in questi ambienti malsani

il legame con la terra è sparito

nessuno si prende cura

dell’immondizia che si accumula a bordo strada

nessuno pensa di poter riciclare niente

mi è capitato sovente

di vedere lattine bottigliette cartacce

e buste piene di spazzatura

lanciate da macchine in corsa

il paese è sporco

nessuno pensa di raccogliere l’acqua piovana

anche se qui l’acqua è una risorsa scarsa

ogni qual volta si fa una di queste riflessioni

con un palestinese

ci si sente rispondere

che la colpa è tutta dell’occupazione israeliana

io lo trovo non solo sbagliato

ma anche molto riduttivo

ieri go passato la giornata

con un gruppetto di ragazzi inglesi

che crede nella possibilità

di vivere in palestina rispettando

i basilari principi ecologici

hanno affittato una casa e un pezzo di terra

-chiamato bustan qaraqaa

che in arabo vuol dire

giardino delle tartarughe-

stanno rendendo la casa un esempio per i vicini

fanno il compost

riciclano le acque

riducono al minimo i consumi

e tentano di riciclare tutto il possibile

hanno creato un paio distanze per ospiti e volontari

il progetto cerca di seguire i principi della permacultura

se qualcuno è interessato

o semplicemente volesse passare

un periodo nella campagna vicino betlemme

vi lascio il sito

http://www.eag-palestine.org/bustan.html

venerdì 13 giugno 2008

barbecue

raccontiamocela come meglio crediamo

ma il mio metro di paragone

tra un paese e l’altro

sono gli strumenti di socialità

a torino se devo vedere gli amici

so che l’aperitivo è il momento giusto

a londra ci si vedeva al pub subito dopo lavoro

in germania la seconda serata

è quella che mi ha regalato sempre il meglio

e non ci sarà mai nulla come

il posticino a parigi

e dove con hélène

prendevamo il nostro bicchiere di vino

qui la vita sociale

è basata sui barbecue

se sei un amante

riesci a trovarne un paio tutti i week-end dove imbucarti

però ogni tanto ti tocca organizzare

quindi ieri è stata la nostra nottata

poco prima del tramonto

con il sole che ti regala il primo momento di pace

il caldo secco lascia il posto

al fresco delle ombre che si allungano

con un paio di ragazzi del palazzo

abbiamo messo in moto i preparativi

siamo andati a comprare

le salsicce proibite

fatte con quel maiale che qui qualcuno considera tabù

frutta fresca per i cocktails

e i mille intigoli che rendono tutto

saporitissimo e zozzo allo stesso tempo

per il carbone non c’è problema

lo trovi in ogni negozio

ma proprio in qualsiasi negozio

la gente arriva alla snocciolata

un paio di battute facili

e poi si ricomincia a parlare

delle teorie utopiche per una palestina libera

e appena finita la brace

siamo tutti sul tetto

con bandiera del partito comunista palestinese

per cantare e urlare che non ci stiamo

ne mai ci staremo

ma poi per un momento

lo sguardo si rivolge

alla base militare abbandonata

giù per la valle

e subito l’impotenza ci attanaglia

stamattina siamo andati a vederla quella base

dove i coloni israeliani vogliono accamparsi

loro non sono venuti a spiegarci le loro ragioni

ma due camionette di soldati

con i loro fucili ed elmetti

ci hanno fatto sloggiare velocemente

non siamo eroi

pronti a farci sparare per le nostre idee

ma se esiste una scuola dove si può imparare

a essere un’attivista di se stessi

si trova qui a due passi da Betlemme

siete tutti invitati a venirla a vedere

mercoledì 11 giugno 2008

news agency

le influenze politiche

sono un problema in ogni angolo di mondo

ma ogni volta che ci sbatto il naso

ne rimango esterrefatto

ho scoperto in questi giorni che

la più nota agenzia di news di betlemme

con una redazione in inglese

una di quelle che da tutti viene definita indipendente

che ha sacco di soldi

e tutti di provenienza pulita

è molto legata al partito che è al governo

insomma niente da stupirsi per un italiano

che vive con rcs e mediaset

ma a vedere come una notizia viene scartata

solo perché non fa luce sulla verità

che il direttore politicizzato ha indicato

mi fa pensare a quanto male fa

a tutte le persone di buona volontà

che si informano

che perdono del tempo

per capire cosa sta succedendo

ma se gli strumenti

che gli ci vengono dati

sono parziali

e utili per la strumentalizzazione

come si può anche solo veder un pò della verità

martedì 10 giugno 2008

in notturna

ieri sera

dopo la partita naturalmente

con il mio coinquilino

e un paio di ragazzi americani

ma che vivono qui da tempo

è iniziata una disputa

sull’europa e il suo gusto di colonizzare

su quanto gli europei abbiamo amato

andare in giro per il mondo

uccidere e radere al suolo

insomma una di quelle cose costruttive

dove gli americani ci ritengono

la causa dei loro problemi

il mondo arabo ci ritiene dei tiranni

e io europeo mi sento come un domatore di leoni

non per il coraggio

bensì cosciente che persino noi italiani

abbiamo provato a fare della libia

terra di conquista

il mondo arabo vive da secoli

questa sensazione di oppressione

e diverse volte nella storia

è stato pronto a cercare una rivincita

sull’europa despota

sono andato a dormire felice

per le risate fatte

e pensieroso per

quanto è costato al mondo

lo strapotere economico e politico

in cui sono cresciuto

per la teoria della ciclicità delle società

-del primo vero sociologo della storia

un arabo tra l’altro-

il mondo occidentale si trova all’inizio

della fase in cui diminuisce il suo potere

gli stati uniti sono all’apice

il mondo arabo e asiatico

sono in rapida ascesa

cosa faranno quando avranno il controllo

speriamo non prendano esempio

dalla storia europea

lunedì 9 giugno 2008

zucchero filato

un caldo pomeriggio di giugno

vegeto tra news e qualche riga scritta in fretta

poi dalla strada un suono di carillon

amplificato da un megafono

per prima cosa penso al gelataio

ma poi sbirciando

è ancora meglio

un furgoncino che vende zucchero filato

i bambini saltano fuori da ogni angolo

e rumoreggiano attorno a questi bastoncini

ricoperti di nuvole rosa dolciastro

la folla cresce

e si perché tante volte non ci si pensa

ma poco meno della metà

della popolazione palestinese

è minorenne

qui non ci sono giardini

non si può andare al mare

i genitori non portano i ragazzi

a fare gita fuori porta

eppure adesso cominciano le vacanze estive

e la metà di questo paese

si metterà in pace

seduta davanti alla televisione

ad aspettare settembre

è vero che la scuola forma il cittadino

ma se le unica possibilità

che garantisca un minimo di sicurezza

al di fuori degli edifici scolastici

si trova nella scatola parlante

possiamo essere sicuri che

l’evoluzione della coscienza civica palestinese

sarà troppo legata alle soap opera