lunedì 31 marzo 2008

per un pugno di scatti

vicino salfit

c’è una casa che è al confine

tra una colonia israeliana

e un villaggio palestinese

il perimetro è completamente composto da griglie metalliche

fatta eccezione per il lato che confina con il villaggio

qui c’è un muro

alto 8 metri

e lungo una trentina

accanto alla casa c’è una strada militare

dove passano mezzi blindati

ad ogni ora del giorno e della notte

loro vi possono accedere facilmente

attraverso dei cancelli

che muniti di segnalatori di movimento

mettono in allarme la centrale

ogni qual volta un gatto ci passa accanto

l’unica possibilità

per la famiglia palestinese di andare al villaggio

è un piccolo cancello

chiuso con catene e lucchetti

viene aperto solo dai militari

il padre della famiglia

è riuscito ad ottenere un paio di chiavi

da usare in caso di emergenza

ci avverte e pensiamo sia un ottima possibilità

di documentare quel che sta succedendo

quindi un mio amico fotografo ed io

andiamo a visitare la famiglia

dopo nemmeno cinque minuti

arriva il primo hummer corazzato

ne scendono un paio di soldati

e ci avvertono che siamo in una zona militare

arriva una jeep sempre dell’esercito

un altro fuoristrada

poi un pulmino carico di soldati

e un altro hummer

ci saranno venti militari

ci aprono il cancello

e ci intimano di aspettare nel lato

della colonia israeliana

aspettare cosa

non si sa aspettare

a piedi arriva l’ufficiale scortato da un altro paio di soldati

noi siamo in due

con due macchine fotografiche

loro in venti

con tre mezzi corazzati

e tanti di quei fucili che potrebbero fare una guerra

iniziano una serie di domande

a cui rispondiamo candidamente

siamo turisti

che sono curiosi di capire cosa sta succedendo nella west bank

l’associazione turismo e cisgiordania

proprio non la capiscono

un sottoufficiale

-forse l’unico che parla un inglese decente-

inizia col dirci che non c’è niente da vedere nella west bank

che i palestinesi sono tutti terroristi

e che si ci vogliamo divertire

dobbiamo andare sulla costa

da dove viene lui

dove

sempre a detta sua

ci sono le ragazze più belle del mondo

che sarebbero pazze per due europei come noi

mentre parla io smetto di seguire le sue parole

un po’ la paura

che ci prendano i documenti

e ci segnalino

nel qual caso addio rinnovo del visto

e un po’ per tutte le armi che ha addosso

l’immancabile m-16

corredato di pistolone

e coltello alla rambo attaccato al giubbotto antiproiettili

perdiamo un’ora

e dopo una serie infinita di telefonate

ci dicono che se proprio ci teniamo

ci fanno rientrare

in quel covo d’integralisti

dal qual veniamo

ancora un paio di scatti

mentre loro urlano niente foto

e ce ne andiamo ancora scossi

uno di questi famigerati terroristi palestinesi

ci vede sul ciglio della strada

ci dà un passaggio

e ci offre persino un caffè

sono passate 18 ore

mi sa che il veleno che ci voleva dare il palestinese

non ha fatto effetto

o forse tutta questa paura dei palestinesi

che i soldati hanno cercato di metterci addosso

è solo una stupida politica razzista

giovedì 27 marzo 2008

muro del pianto

un passaggio a gerusalemme

il check point

il traffico

recupero una coppia di turisti

incontrati nel pomeriggio

serata al circolo sotto l’ufficio

incontriamo i genitori di rachel corrie

la ragazza americana

uccisa da un bulldozer

cinque anni fa a gaza

tutto finisce velocemente

sono solo le dieci

io non torno a betlemme

ho tutta la notte per godermi la città vecchia

prima un bicchiere in uno di questi posti

nei quartieri ebrei

con cantante e pianoforte

una birra forte

e lieve venticello che rinfresca

per i vicoli tortuosi

la strada per il muro del pianto

la imbocco per caso

attraverso l’immancabile metal detector

e il brusio delle incomprensibili preghiere ebraiche

mi circonda

mi lascio guidare

lo scenario è suggestivo

poche persone non ci sono turisti

le case di pietra bianca riflettono

la luce artificiale dei lampioni

infilo una kippah di cartone

ed entro nella galleria riservata agli uomini

non ho lavato le mani nel modo rituale

ma egualmente prendo un libro di preghiere

e inizio a leggere quante cose tremende

mi cadranno addosso dal dio vendicatore

per tutti i mali che ho commesso oggi

ma la mia testa vola via

tutti questi ortodossi

che si dondolano mentre pregano

perché la preghiera deve essere fatta in movimento

e mi ritornano in mente le parole di battiato

in una canzone di vent’anni almeno

nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali

e si

mi guardo attorno

sembra proprio questo

uomini in trance

biascicano lamenti

e si muovono come canne alla mercè del vento

quando il mio corpo inizia a muoversi al ritmo

di quel che sto leggendo

scappo via

non capisco come i funghi allucinogeni

siano illegali

e invece scene di trance collettiva

in cui è facile cadere

vengano chiamati momenti di preghiera

come è possibile che dio si nasconda nella ripetitività dei gesti

mercoledì 26 marzo 2008

libagioni interculturali

l’effetto che fa ricevere una mail

nella quale ti ritrovi completamente

vedere che ci sono amici

che vivono dall’altra parte del mondo

e che condividono le tue paure

i tuoi pensieri

anche se sono mesi che non ci si guarda negli occhi

qualcuno che dall’africa nera

dove finisce il deserto e inizia la savana

ti dice

mi sento a casa

ed egualmente chi vive nelle caotiche città sudamericane

o chi resta nell’europa bene

dove il welfare state si trasforma in polizei state

e tutti a una sola voce

gridiamo

l’integrazione siamo noi

non abbiamo sogni di bentley nel garage

né di vacanze su aerei privati

vogliamo vivere e condividere

il mondo e le sue mille sfaccettature

il felafel come una tortilla

siamo stufi di questa cultura

dove in ogni supermercato

puoi trovare gli hamburger accanto ai noodles

è un blocco mono-multiculturale

tutto il mondo è sottoposto alla stessa multiculturalità

bisogna vivere le proprie tradizioni

ed essere pronti a rispettare le altre

non mischiare le altre culture con la nostra

per avere una cultura globalizzata

uguale ovunque

lunedì 24 marzo 2008

pasqua

a gerusalemme

mentre la città vecchia è invasa di cristiani

che urlano è risorto

-e se penso che sono

solo una parte dei cristiani

e che entro un mese ci sarà pure

la pasqua ortodossa

mi viene male-

per le strade di gerusalemme ovest

mi imbatto

in uomini donne e bambini travestiti

è come un carnevale

è la festa ebraica del purim

secondo la tradizione la regina ester

salvò gli ebrei dalle mani di aman

quindi tutti in piazza

ci sono palchi con spettacoli per bambini

dimostrazioni di scuole di danza

e di arti marziali

ci sono i trampolieri o meglio i giganti

giocolieri e un sacco di ortodossi

che chiedono l’elemosina

per questo o quel rabbi

naturalmente per entrare un queste tre strade

dove si svolge questa festa

è necessario farsi controllare la borsa

e passare il metal detector

oggi continuo a farlo suonare

è pazzesco non capisco cosa ho nelle tasche

le svouto

e continua a suonare

mi sto innervosendo

e la soldatessa se la ride

allora le dico che mi perquisisca

perché le onde del metal detector

sono reattive alle mie otturazioni

esegue con una calma che è impressionante

e io continuo a bollire

alla fine sbotto in un

jalla jalla

che in arabo significa muoviamoci

ma lei l’arabo non lo apprezza troppo

ma in fondo che mi può dire

sono solo un turista innervosito

me ne vado

fiero di averle mostrato l’impotenza

che accompagna la sua divisa

sabato 22 marzo 2008

via crucis

alla voce

jesus we love you

avrei voluto correre via

ma la curiosità era troppa

il venerdì santo

le strade della città vecchia di gerusalemme

diventano lo scenario

della via crucis più fotografata al mondo

si ripercorre la via dolorosa

e ci si ferma davanti ad ogni stazione

la cosa pazzesca è che io mentre ero lì

perso tra le frotte di turisti

mi vedo un tipo a petto nudo

coperto di salsa di pomodoro

che viene innalzato su una croce

fotografi da ogni lato

un gran clamore

e forse un paio di fedeli

cioè tutto questo è fatto solo per i media

non c’è nessuno che segue la processione

solo un numero sterminato

di macchine fotografiche

che scattano in modalità continua

e tutto il mondo

avrà un bel articolo

con delle belle foto

di una cosa che esiste solo sui giornali

giovedì 20 marzo 2008

cuffie

la cosa fantastica degli israeliani

è che la loro immaginazione non ha limite

notizie fresche fresche

il governo ha stabilito che

chiunque attraverserà la strada

con le cuffie nelle orecchie

è sanzionabile per 100 shekel

grossomodo 20 euro

insomma

tutti questi ebrei

che da bravi adolescenti

crescono a mtv e cartoni giapponesi

si sono fatti regalare un bel i-pod

per il natale

direi se fossimo in italia

ma qui non so

se lo saranno fatti comprare

per una di quelle feste ebraiche

in cui tutti i presenti sono ebrei

e ora il loro governo

ebreo pure quello

gli dice che se si mettono le cuffie per strada

li multa

non so di cosa abbiamo paura le autorità

forse che i ragazzi non sentano

quanti colpi d’arma da fuoco vengono sparati

mercoledì 19 marzo 2008

arak

per chi come me

ritiene essenziale dopo una gran mangiata

un sano tonico digestivo

qui la scelta è piuttosto limitata

molti non capiscono questa mia necessità

che si ripresenta dopo ogni lauto pasto

il caffè e subito dopo

amaro e sigaretta

ho dovuto discuterne più e più volte

ma non c’è verso

la proposta è sempre un whishey

che apprezzo ma non è quel che cerco

è stata però recentemente avanzata l’ipotesi

di provare l’arak

l’unico vero liquore nazionale

che naturalmente mi è stato sconsigliato

da tutti i palestinesi che frequento

etichettandolo come uno spaccabudella

si tratta di una specie di pastis

un estratto d’anice fortissimo

che viene diluito in acqua fredda

la particolarità

sta nel fatto che

si presenta trasparente

ma non appena viene miscelato con l’acqua

diventa torbido

insomma l’esatto contrario dell’effetto pastis

il gusto forte e pieno

non lascia il tempo di capire

il secondo bicchiere è un dovere

e insomma finché c’è ghiaccio non si smette

è un ottimo coagulante sociale

la mattina dopo la sveglia sarà difficile

domenica 16 marzo 2008

intolleranza

sapevo che sarebbe successo

non pensavo così velocemente

sono bastati tre mesi

e ho sviluppato

una seria intolleranza nei confronti

delle grandi mandrie di turisti

betlemme ne è invasa

gerusalemme completamente satura

settimana santa in arrivo

hotel pieni

e cassetti delle offerte pieni di dollari

i gruppi possono essere di veri tipi

ma quelli più caratteristici

sono quelli che guidati da un prete

corrono qui e là

snocciolando rosari ad ogni angolo

una caratteristica dei grossi gruppi in gerusalemme

è di essere accompagnati

da una o due guardie armate

solitamente dei gran fucili

ma capita anche di vedere delle pistole

montate su un telaio che spinge il rinculo

direttamente sulla spalla

dopo aver chiesto

mi viene spiegato che

i questo modo si possono sparare diversi caricatori

prima che la forza del rinculo ti affatichi

sarà

ma io rimango dell’idea che

qui le armi devono essere non solo efficienti

ma anche molto appariscenti

dopo una giornata nella città vecchia

con queste idee nella testa

me ne torno a betlemme

e mi imbatto in un supergruppo

di americani con tanto di cartellino

per il nome appiccicato alla maglietta

ce n’è uno che urla

per fare la foto gruppo

ha addosso un cappellino blu

con su scritto israel

non resisto

mi avvicino

e gli chiedo se ha la minima idea di dove si trovi

gli faccio notare che è in palestina

e che a poco meno di venti metri da lui

ci sono almeno 400 persone

che sono in una tenta a piangere

gli ultimi quattro assassinati dall’esercito israeliano

lo so che è stata un azione riprovevole

e che dovrei aver più rispetto per i sessantenni americani

pieni di dollari e di se stessi

che per la pensione si concedono un viaggio in terra santa

e mi rendo conto che in fondo non è neanche un caso isolato

l’università di betlemme

ha svolto una ricerca

nella quale si legge

che il 70% dei visitatori

della chiesa della natività

non sa che betlemme è palestina

giovedì 13 marzo 2008

strage

non voglio giustificare nessun tipo di violenza

ma credo che i fatti di ieri sera

meritino un’attenta riflessione

ero a gerusalemme giovedì scorso

dopo l’attentato al collegio ebraico

dove persero la vita 8 ragazzi

ed ero a betlemme ieri dopo che

il commando israeliano

ha ucciso quattro militanti palestinesi

però io non ero a gaza

a vedere uno dei cento morti

della campagna hot winter lanciata da israele

ne ero ad sderot

dove non ci sono cadaveri

ma missili di hamas cadono ogni giorno

in questo clima

come è possibile che i toni

usati dalla stampa italiana

siano così trionfalistici

la repubblica e il corriere

sembrano fare i complimenti

all’intelligence israeliana

che senza sbavature

entra in betlemme

e commette un atto

che io posso definire solo terroristico

la giustificazione sembra sia

che uno dei morti fosse il mandante

della strage di gerusalemme

a cui tra l’altro avevano distrutto la casa

poche ore dopo i fatti di giovedì scorso

ora la domanda è

perché chiamiamo strage quella fatta da un palestinese

che è stato ucciso mentre sparava all’impazzata

e invece viene definita una caccia

quella fatta dagli israeliani ieri

mi sembra necessario sottolineare

quanto è breve la memoria dei media

come si può parlare di tutto questo

escludendo i morti di dieci giorni fa a gaza

erano più di 100 persone

e quasi la metà

civili

per nulla implicati in atti di militanza

o nella costruzione dei razzi

come è possibile che sia una campagna militare

che può commettere degli sbagli

uccidendo chi non c’entra niente

e non la possiamo definire una strage

mercoledì 12 marzo 2008

posta

andare in posta

è una delle cose più odiose

che possa immaginare

e se in più

per andarci devo arrivare a gerusalemme

diventa un incubo

dopo un mese che rimandavo

oggi ho messo una sveglia presto

e mi sono vestito

come uno che va a fare la coda

walkman e tono naomi klein

-no logo

economia globale e nuova contestazione-

potrei anche spedire il tutto da betlemme

ma i tempi di consegna

si dilaterebbero molto

e il prezzo sarebbe il doppio

infatti la posta palestinese

viene poi tassata dagli israeliani

se poi penso che non sto spedendo niente a nessuno

ma solo un paio di dvd

a me stesso

il problema è che questi dischi

contengono dati sulla palestina

nulla di straordinario o di segreto

solo le cose che ho scritto

qualche foto e filmato

ma sicuramente roba che sarebbe giudicata antisionista

e quindi se gli israeliani me li trovano

mentre torno in italia

possono decidere di rendere

il mio rientro un vero inferno

quindi un’ora di bus

un’ora per trovare l’ufficio postale

un’ora di coda

e poi ancora un’ora di bus

se non è questo

non so cosa significa

resistere all’occupazione

lunedì 10 marzo 2008

bracciante

per vivere almeno un po’ come un palestinese

bisogna che vada nei campi a lavorare

almeno una volta alla settimana

e ieri pomeriggio mi sono donato

alla potatura degli ulivi

che non sono alti e maestosi

come quelli della terra dei miei nonni

qui gli alberi sono bassi

le cime più alte raggiungono i 4 metri

ci si arrampica con facilità

e con delle piccole seghe

si tagliano i rami che ostacolano la crescita armonica

le mie mani vanno un po’ a caso

ma una volta trovato il principio

la giornata scorre veloce

questo piccolo pezzo di terra

è di arab women union

un’associazione che ha aderito a un progetto

di un gruppetto di ragazzi inglesi

i quali stanno cercando di creare

un casa che rispetti

i principi costruttivi tradizionali palestinesi

e si possa sostenere autonomamente

con fonti di energia rinnovabile

l’ultima idea ci è venuta ieri sera

dopo un’abbondante cena

di verdure biologiche

una lavatrice a pedali

http://www.ecoblog.it/post/4935/lavatrice-a-pedali-intervista-allinventore

sabato 8 marzo 2008

un fantastico giovedì

il visto era in scadenza

quindi mi sono giocato la carta estero

mi son fatto una settimana al cairo

e ho cercato di avere un nuovo visto

al check point di confine è stato il peggior pomeriggio

da quando ho smesso di fare le versioni di latino

prima un attento controllo egiziano

e poi il primo di cinque metal detector israeliani

subito mi rendo conto che la cosa non sarà facile

tante troppe domande

a volte ripetute per tre o quattro volte

la mia storia di fantasia regge

ma il contesto non è dei migliori

fermano due ragazzi che viaggiavano con me

sono sudafricani

e anche musulmani

prima ancora di passare il primo punto di controllo

sono già con i bagagli aperti

senza scarpe e con la faccia la muro

non so come sia continuata

mi han solo chiesto se li conoscevo

e io risposto che viaggiavamo assieme

e il soldato ironicamente mi ha detto

salutali

non li ho più visti

il mio bus ha aspettato 4 ore

perché loro potessero passare il confine

la sicurezza interna ci diceva

aspettate non sappiamo ancora

e alla fine ci ha detto

che era chiaro sin dall’inizio che non sarebbero passati

quindi altre sei ore di bus

sapendo che loro erano chissà dove

nella migliore delle ipotesi

li avevano rimandati in egitto

e sul bus la radio inizia a parlare dell’attentato

i check point attorno a gerusalemme

sono in massima allerta

riusciamo ad entrare

e ci dirigiamo verso la città vecchia

polizia ovunque

sono passate da poco le undici

mi viene consigliato

di non provare neanche di andare a betlemme

non mi farebbero passare

notte a casa di amici

attaccati alla televisione

quale era la situazione la mattina dopo

l’ho già scritto sul post di ieri

e se penso che al confine mi han dato solo un mese di visto

mi viene la pelle d’oca che tra trenta giorni

mi toccherà la stessa scampagnata

venerdì 7 marzo 2008

attentato

penso che non ci sia alcun bisogno

che io sottolinei quel che succede in questi giorni

in questo angolo di mondo

i media ne danno notizia continuamente

ma quali di queste notizie sono da considerarsi attendibili

sicuramente il numero di morti e feriti

per il resto

quel che vedo qui è tutta un’altra storia

ieri sera ero a gerusalemme

dopo l’attentato

non mi è stato possibile rientrare a casa

mi sono fermato a dormire vicino la porta di damasco

durante la notte decine di soldati hanno riempito la zona

le news su le maggiori emittenti televisive

non dicevano niente

stamattina uscito per strada

transenne e militari ad ogni angolo

la città vecchia chiusa

l’ingresso alla spianata delle moschee è consentita

solo ai maggiori di 45 anni

i trasporti sono semiparalizzati

per tornare a betlemme ci vuole il doppio del solito

intanto tutto il mondo e lì a condannare l’attentato

il consiglio delle nazioni unite si spacca

se è giusto o meno mettere in relazione

i fatti della settimana di gaza con l’attentato di ieri

io non so

l’unica cosa sicura che posso dire

che in gaza questa settimana sono morte oltre 100 persone

e che ieri a gerusalemme ne sono state uccise meno di una decina

ma io la settimana scorsa

non ho visto una sola notizia in prima pagina su gaza

mentre oggi non si parla d’altro

io questa settimana sono stato libero di girare il paese

ieri sera non ho avuto la possibilità di fare 20km

la vita qui vale diversamente a seconda della tua religione

mi sembra faccia tanto apartheid

bic nera

provate a immaginare un paese in cui

la lingua vi si rivela incomprensibile

anzi proprio l’alfabeto vi sia sconosciuto

se vi sedete davanti a un pc

in un internet point

automaticamente vi perdete davanti alla tastiera

qui non ci sono accenti e apostrofi

e il solo ordine delle lettere

mette a dura prova gli impazienti

se inoltre la necessità di scrivere

vi attanaglia

finirete per ripiegare sulle sempre fedele

bic nera

sabato 1 marzo 2008

la new york palestinese

se cercate un po’ di nightlife

il vostro posto è ramallah

la città più grande dei territori occupati

naturalmente escludendo gerusalemme

che non so mai se definire occupata o divisa

sicuramente è la città che nelle storia

è stata colonizzata il maggior numero di volte

e forse lo è ancora

ma questo è un altro discorso

ramallah è la new york palestinese

grandi vie commerciali

gente in giro fino a tardi

lounge bar

fast food

e soprattutto un gran movimento

appena sceso dal mio bus

mi rendo conto che l’aria è diversa da betlemme

c’è gente che esce dagli uffici

e che con giacca e cravatta

si fionda in un bar

le ragazze vanno in giro da sole

e anche la sera se ne possono incontrare per la strada

a betlemme non si vede più una donna

dopo le cinque del pomeriggio

ed è una città cristiana

provate a immaginare nei villaggi mussulmani

ramallah è la città

del business degli imprenditori

del governo e della stampa

io naturalmente ci vado solo per scopo ludico

ti infili in uno di questi locali

che sono uguali ovunque

a londra come a berlino

divertimento assicurato

c’è gente che vive raccontando aneddoti al bancone

chi si infila in un angolo buio

e chi usa tutte le sostanze lecite per divertirsi

ma a fine serata

quando ti carichi sul taxi

per farti la tua oretta di macchina

tutta l’euforia degli amici innaffiati d’alcol

diventa evanescente

ti fermi al check point

e il soldato non ti chiede se hai bevuto

ma cosa ci sei andato a fare a ramallah

per fortuna ci sono le ragazze

che alzando un paio di buste

urleranno

shopping