giovedì 27 marzo 2008

muro del pianto

un passaggio a gerusalemme

il check point

il traffico

recupero una coppia di turisti

incontrati nel pomeriggio

serata al circolo sotto l’ufficio

incontriamo i genitori di rachel corrie

la ragazza americana

uccisa da un bulldozer

cinque anni fa a gaza

tutto finisce velocemente

sono solo le dieci

io non torno a betlemme

ho tutta la notte per godermi la città vecchia

prima un bicchiere in uno di questi posti

nei quartieri ebrei

con cantante e pianoforte

una birra forte

e lieve venticello che rinfresca

per i vicoli tortuosi

la strada per il muro del pianto

la imbocco per caso

attraverso l’immancabile metal detector

e il brusio delle incomprensibili preghiere ebraiche

mi circonda

mi lascio guidare

lo scenario è suggestivo

poche persone non ci sono turisti

le case di pietra bianca riflettono

la luce artificiale dei lampioni

infilo una kippah di cartone

ed entro nella galleria riservata agli uomini

non ho lavato le mani nel modo rituale

ma egualmente prendo un libro di preghiere

e inizio a leggere quante cose tremende

mi cadranno addosso dal dio vendicatore

per tutti i mali che ho commesso oggi

ma la mia testa vola via

tutti questi ortodossi

che si dondolano mentre pregano

perché la preghiera deve essere fatta in movimento

e mi ritornano in mente le parole di battiato

in una canzone di vent’anni almeno

nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali

e si

mi guardo attorno

sembra proprio questo

uomini in trance

biascicano lamenti

e si muovono come canne alla mercè del vento

quando il mio corpo inizia a muoversi al ritmo

di quel che sto leggendo

scappo via

non capisco come i funghi allucinogeni

siano illegali

e invece scene di trance collettiva

in cui è facile cadere

vengano chiamati momenti di preghiera

come è possibile che dio si nasconda nella ripetitività dei gesti

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non credo in un dio che si offende perchè ci si è lavati o non lavati in un certo modo. credo in Dio che è più grande di tutto questo. Che mi ama per come sono e non per come gli altri vorrebbbbbbbbbbbbbero che fossi