venerdì 18 luglio 2008

pietre per cena

ieri per cena siamo andati

a casa di una famiglia palestinese

su una delle colline di betlemme

case costruite e in costruzione

senza un’evidente logica urbanistica

ma per questo affascinanti

come solo un paesaggio arabo sa essere

vicino a dove ceniamo

c’è un martello pneumatico

che lavora senza sosta fino oltre alle dieci

e si interrompe solo quando

dal minareto inizia la chiamata alla preghiera

per ricominciare appena il muezzin

lascia la vallata nel silenzio

come ogni cena araba

non ci sono piatti e posate

ma solo pane e grandi vassoi pieni di gusti indescrivibili

vorrei saper dipingere questi sapori

mentre ci complimentiamo con la cuoca

che comunque non mangia con noi

la cena è solo per gli ospiti

il padre della famiglia e i figli maschi

il ragazzo che ci ha invitato

ci racconta cosa hanno mangiato

durante i periodi di magra

quando l’esercito israeliano

imponeva il coprifuoco anche qui

e poi scherzando dice

mia madre è talmente una brava in cucina

che potrebbe aver cucinato le pietre

mentre noi volevamo lanciarle

contro i carri armati israeliani

dopo mangiato il padre in un impeccabile inglese

mi coinvolge in una conversazione

sulla situazione politica mediorientale

devo dire che il suo punto di vista è più che lungimirante

mi domando perché gli intellettuali palestinesi

come lui

siano costretti a vivere in questo limbo

al limite della miseria

e senza nessuna vera possibilità

da offrire ai propri figli

se non la coscienza che la palestina

non si libererà dall’occupazione israeliana

senza un nuovo conflitto

non vorrei che qualcuno mi fraintenda

non è una chiamata alle armi

è solo una riflessione

su che tipo di giustizia cercheranno

i palestinesi dopo tutte le umiliazioni subite

Nessun commento: