un passaggio a gerusalemme
il check point
il traffico
recupero una coppia di turisti
incontrati nel pomeriggio
serata al circolo sotto l’ufficio
incontriamo i genitori di rachel corrie
la ragazza americana
uccisa da un bulldozer
cinque anni fa a gaza
tutto finisce velocemente
sono solo le dieci
io non torno a betlemme
ho tutta la notte per godermi la città vecchia
prima un bicchiere in uno di questi posti
nei quartieri ebrei
con cantante e pianoforte
una birra forte
e lieve venticello che rinfresca
per i vicoli tortuosi
la strada per il muro del pianto
la imbocco per caso
attraverso l’immancabile metal detector
e il brusio delle incomprensibili preghiere ebraiche
mi circonda
mi lascio guidare
lo scenario è suggestivo
poche persone non ci sono turisti
le case di pietra bianca riflettono
la luce artificiale dei lampioni
infilo una kippah di cartone
ed entro nella galleria riservata agli uomini
non ho lavato le mani nel modo rituale
ma egualmente prendo un libro di preghiere
e inizio a leggere quante cose tremende
mi cadranno addosso dal dio vendicatore
per tutti i mali che ho commesso oggi
ma la mia testa vola via
tutti questi ortodossi
che si dondolano mentre pregano
perché la preghiera deve essere fatta in movimento
e mi ritornano in mente le parole di battiato
in una canzone di vent’anni almeno
nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali
e si
mi guardo attorno
sembra proprio questo
uomini in trance
biascicano lamenti
e si muovono come canne alla mercè del vento
quando il mio corpo inizia a muoversi al ritmo
di quel che sto leggendo
scappo via
non capisco come i funghi allucinogeni
siano illegali
e invece scene di trance collettiva
in cui è facile cadere
vengano chiamati momenti di preghiera
come è possibile che dio si nasconda nella ripetitività dei gesti
1 commento:
Non credo in un dio che si offende perchè ci si è lavati o non lavati in un certo modo. credo in Dio che è più grande di tutto questo. Che mi ama per come sono e non per come gli altri vorrebbbbbbbbbbbbbero che fossi
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