martedì 17 giugno 2008

il mio commercio

solitamente vengo scambiato per arabo

anzi qui in palestina

mi dicono che sembro proprio un palestinese

basta però che risponda al loro saluto

perché l’accento riveli

che io e l’arabo non andiamo molto d’accordo

le uniche persone che mi guardano come uno straniero

sono i bambini

non capiscono come facciano

sarà il mio cappello troppo vistoso

o le mie sigarette rollate sul momento

ma i bambini non si ingannano

tutti sanno un paio di parole in inglese

e non importa che tu gli risponda

la cosa che conta è che possano dirle

il paese è chiuso

è molto difficile per un palestinese prendere un aereo

bisogna che chiedano un permesso

al governo israeliano per attraversare il confine

inoltre i visti sono un problema

insomma pochi sono i fortunati che riescono

ad andare a fare un viaggio all’estero

se in più consideriamo

che anche gli internazionali

hanno molti problemi ad entrare nel paese

perché in israele la prima volta entri

e ti danno senza nessun problema un visto per tre mesi

ma non puoi dire che vieni in palestina

cioè la cosa incredibile è

che tu vieni per stare in palestina

ma gli israeliani

ti appongono un loro visto sul passaporto

e tu devi rispettare le scadenze del visto israeliano

questo crea difficoltà

a tutti i volontari che operano qui

limitando il periodo di lavoro

e le possibilità di movimento

per questo è così importante il ruolo di chi come me

ha la fortuna di stare qui per un lungo periodo

con un amico ci piace ripeterci

che noi facciamo import-export d’idee

tra la cisgiordania

e le nostre terre d’origine

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