solitamente vengo scambiato per arabo
anzi qui in palestina
mi dicono che sembro proprio un palestinese
basta però che risponda al loro saluto
perché l’accento riveli
che io e l’arabo non andiamo molto d’accordo
le uniche persone che mi guardano come uno straniero
sono i bambini
non capiscono come facciano
sarà il mio cappello troppo vistoso
o le mie sigarette rollate sul momento
ma i bambini non si ingannano
tutti sanno un paio di parole in inglese
e non importa che tu gli risponda
la cosa che conta è che possano dirle
il paese è chiuso
è molto difficile per un palestinese prendere un aereo
bisogna che chiedano un permesso
al governo israeliano per attraversare il confine
inoltre i visti sono un problema
insomma pochi sono i fortunati che riescono
ad andare a fare un viaggio all’estero
se in più consideriamo
che anche gli internazionali
hanno molti problemi ad entrare nel paese
perché in israele la prima volta entri
e ti danno senza nessun problema un visto per tre mesi
ma non puoi dire che vieni in palestina
cioè la cosa incredibile è
che tu vieni per stare in palestina
ma gli israeliani
ti appongono un loro visto sul passaporto
e tu devi rispettare le scadenze del visto israeliano
questo crea difficoltà
a tutti i volontari che operano qui
limitando il periodo di lavoro
e le possibilità di movimento
per questo è così importante il ruolo di chi come me
ha la fortuna di stare qui per un lungo periodo
con un amico ci piace ripeterci
che noi facciamo import-export d’idee
tra la cisgiordania
e le nostre terre d’origine
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